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GIANNI GIACOMINI: SONO UN DIFENSORE DELLA VITA, INDAGHERO' SUGLI ASSISTENTI SOCIALI ABORTISTI PDF Stampa E-mail
Scritto da Diego Righini   
Giovedì 02 Settembre 2010 15:34

Il Presidente Gianni Giacomini ha fatto avviare una indagine conoscitiva per appurare la verità dei fatti, riguardo la denuncia fatta dalla signora Tunisina che afferma di essersi recata ai servizi sociali del Municipio XX e che abbia ricevuto il suggerimento di abortire perché non abiente e senza un marito.

Il Presidente Gianni Giacomini è schierato politicamente in favore delle vita per questo porta avanti tutti i giorni delle direttive amministrative per le pari opportunità, assistenza reale alla coppie giovani e alle giovani madri.

Gianni Giacomini: Se la storia fosse vera prenderò provvedimenti urgenti contro il responsabile, sarebbe un fatto gravissimo.

 
19 GIUGNO 2010 ORE 19:00 AL PARCO DELLA PACE: GIACOMINI A MISS XX° MUNICIPIO PDF Stampa E-mail
Scritto da DR   
Sabato 19 Giugno 2010 14:37

Da grande vuoi diventare top model oppure vincere il premio Nobel per la pace? Questa una delle domande che le famiglie si pongono perché condizionate dai giornali, troppo dedicati al gossip e poco all’educazione dei nostri giovani. Come amministratore pubblico ho avuto sempre a cuore il futuro dei nostri giovani per questo partecipo sempre volentieri ad ogni iniziativa culturale o ricreativa dove i giovani sono protagonisti ed in questo caso “Miss XX Municipio” mi è utile per ottenere una panoramica del modo in cui le ragazze vedono sé stesse e il proprio futuro.

In generale, questa mia analisi ha messo in luce un buono spaccato delle giovani donne di oggi: generose e forti, che sarebbero in grado di sacrificare sé stesse per il prossimo e vogliono una carriera intellettuale e utile.

C’è poi una minima percentuale di ragazze più orientate verso la bellezza, ma bisogna dire che il quesito che ci si pone in famiglia potrebbe offrire più opzioni alle proprie figlie: altro che la scelta fra bella o intelligente, perché non incoraggiare le donne ad essere entrambe le cose?

Questi stereotipi della donna bella ma stupida e della bruttina intelligente dovrebbero essere sfatati, a cominciare da noi padri e madri di famiglia. Spesso, per consolare un’amica non molto carina, lodiamo la sua intelligenza; allo stesso modo, siamo solite dire che quelle più belle di noi sono sicuramente stupide.

Invece dovremmo renderci conto che la nostra attuale società ci permette di diventare acculturate quanto belle. Da un lato la cura di sé, dall’altro lo studio e l’informazione: grazie alle nuove tecnologie e all’era della comunicazione, le donne possono davvero sfatare questi miti che non vogliono morire, a cominciare da tutte le ragazze qui presenti.

Oscar Wild diceva:”La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell'acqua scura di quella conchiglia d'argento che chiamiamo luna. Non può essere interrogata: regna per diritto divino” ed inoltre “La bellezza, la vera bellezza, finisce dove inizia l'espressione intellettuale”.

In questa Società dell'immagine, dunque, non stupiamoci se sempre più ragazze decidono di investire, per il loro futuro, sulla loro avvenenza e aspirano, al massimo livello, a partecipare a Miss Italia (o ad altri concorsi di bellezza similari), perchè vincere, o comunque piazzarsi bene, al concorso vuol dire vedersi spalancare come per incanto le porte del successo, vuol dire avere davanti a sé un futuro totalmente diverso. Basta accendere la televisione per rendersi conto di come la maggior parte dei programmi sia invaso da  presunte soubrettine, che ancheggiano nello studio e fanno audience. Che abbiano o meno un cervello... ma a chi importa? Sono loro che poi, quando altre ragazze, magari più giovani e carine, si apprestano a scalzarle via dal loro posto, si rendono conto che per fare carriera nel mondo dello spettacolo bisogna studiare seriamente e fare la cosiddetta gavetta. Le più umili e intelligenti spesso ci riescono, le altre spariscono nel dimenticatoio o cercano di farsi "spingere" in alto da qualche grosso papà.

Ma le ragazze di oggi cosa pensano veramente del rapporto fra bellezza e intelligenza? Credono davvero che la bellezza sia il passaporto per il successo?

Io da padre di famiglia consiglio a tutti i giovani del mio municipio di impegnarsi molto nella vita per lo studio e nell’apprendistato di ogni lavoro anche, per il mondo dello spettacolo.

Per avere successo nella vita in genere e nell'ambito lavorativo in particolare, non è sufficiente disporre di un elevato quoziente intellettivo o essere competenti da un punto di vista professionale; occorre anche poter disporre di intelligenza emotiva, cioè spirito di volontà e sacrificio.

Quest'ultima si fonda su due tipi di competenza, una personale - connessa al modo in cui controlliamo noi stessi - e una relazionale, legata al modo in cui gestiamo le relazioni con gli altri.

Se ci dovessero chiedere di elencare i fattori che portano un individuo ad avere successo nella vita in genere, e sul lavoro in particolare, probabilmente ai primi posti della lista metteremmo un'intelligenza vivace, una carriera scolastica brillante, precise competenze professionali e, probabilmente, alcuni fattori legati alla sorte, come ad esempio il far parte di una classe sociale abbiente, l'avere un aspetto fisico avvenente e l'essersi imbattuto in circostanze fortuite del tutto favorevoli.

Tutto vero, ma non basta. Pensiamo ad esempio ad una persona con una straordinaria intelligenza, brillante dal punto di vista accademico, competente sul piano lavorativo, ma arrogante, irascibile, incapace di trattare con le altre persone e di gestire le proprie emozioni: nonostante le sue competenze professionali e la sua intelligenza, non siamo affatto sicuri che avrà successo nella sua carriera professionale. Da questo punto di vista possiamo dire che, se per accedere ad una determinata professione spesso appaiono prerequisiti importanti l'essere qualificati come persone intelligenti, avere un titolo di studio conseguito a pieni voti, mettere in campo una competenza professionale di prim'ordine, per mantenere e facilitare una carriera lavorativa sono necessarie anche altre caratteristiche. Quali sono?

  • la capacità di motivare se stessi e di continuare a perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni;
  • la capacità di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione;
  • la capacità di modulare i propri stati d'animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare;
  • la capacità di essere empatici e di sperare.

La consapevolezza di sé implica innanzitutto la capacità di riconoscere le proprie emozioni dando loro un nome  in genere quando qualcosa non va - il lavoro non riesce, i coetanei non ci capiscono, non ci considerano o peggio ci sfruttano - l'emozione prevalente è la rabbia. A ben guardare la rabbia è una emozione secondaria, cioè l'espressione di qualcosa che sta più a fondo e che può essere di volta in volta delusione, sconforto o anche paura. Dare il nome giusto a ogni emozione significa già esercitare una prima forma di contenimento, di controllo.
In secondo luogo la consapevolezza di sé comporta un'autovalutazione accurata delle proprie risorse interiori , delle proprie abilità e dei propri limiti e quindi porta sia alla percezione del proprio valore e delle proprie capacità, sia ad una sana fiducia in se stessi. Su queste basi sarà poi possibile proporsi con fermezza quando si tratta di mettere in evidenza i propri punti di vista, i propri diritti o di dar voce a opinioni impopolari ma giuste.

La padronanza di sé seppur vada intesa principalmente come autocontrollo, quindi come capacità di dominare le emozioni , non implica assolutamente la soppressione, il soffocamento o la negazione delle stesse. Da questo punto di vista se tutte le emozioni sono permesse, non tutte possono essere espresse. Infatti se non siamo responsabili dei nostri sentimenti, di ciò che proviamo interiormente di fronte a comportamenti o avvenimenti, siamo però responsabili per il modo in cui decidiamo di esprimerli. In questo senso, essere dotati di intelligenza emotiva significa essere in grado di gestire i propri sentimenti, essere quindi capaci di controllarli ed esprimerli in modo appropriato ed efficace . Spesso la ragione per cui molti giovani non esprimono appieno il loro potenziale risiede in una loro incompetenza emotiva, cioè in una incapacità di gestire le proprie emozioni. In effetti, non è raro il caso in cui, pur essendo intelligenti si agisce da stupidi sull'onda di un'emotività incontrollata, a volte impedendo, in tal modo, una collaborazione serena e finalizzata al raggiungimento di obiettivi comuni. Viceversa chi è padrone di sé è maggiormente in grado di comportarsi con onestà, agendo eticamente, nel rispetto delle regole, adoperandosi per costruire un clima di affidabilità e autenticità, ammettendo i propri errori e assumendosi le proprie responsabilità per quanto attiene alla propria prestazione, al rispetto degli impegni e all'attenzione al compito. Il concetto di padronanza di sé potrebbe evocare l'intransigenza, la rigorosità assoluta: non è così; implica piuttosto uno spirito di innovazione e adattabilità, cioè l'essere aperti a nuove idee e approcci nuovi, alla ricerca e valutazione di soluzioni originali, all'assunzione di prospettive inedite senza lasciarsi paralizzare dal timore del rischio. Non è la semplice ricerca del nuovo fine a se stesso - nuovo non è sinonimo di migliore - o il lasciarsi guidare dalle mode, ma l'essere flessibili alle richieste di cambiamento poste dalle nuove circostanze adottando risposte e strategie adeguate; essere padroni di sé significa anche saper riconoscere i bisogni e innescare o gestire il cambiamento.

La motivazione è data dall'insieme delle tendenze emotive che guidano, sostengono o facilitano il raggiungimento di obiettivi. La motivazione comporta sia la spinta alla realizzazione personale, connessa al cercare la propria soddisfazione proponendosi obiettivi stimolanti, orientandosi al risultato, e coltivando l'impulso a migliorare le proprie prestazioni, sia l'impegno nel dare senso e sostegno anche ad un eventuale lavoro d'équipe. La motivazione è sorretta da uno spirito di iniziativa che consiste in una tensione all'obiettivo, al di là di quanto viene prescritto e degli impedimenti burocratici, e nella prontezza a cogliere le opportunità. In ultimo la motivazione è caratterizzata da una buona dose di ottimismo inteso sia come capacità di essere costanti nel perseguire gli obiettivi al di là degli ostacoli incontrati e degli errori commessi, sia come capacità di puntare sulla speranza di successo e non sulla paura del fallimento. Una solida competenza personale con la conseguente capacità di individuare correttamente i propri sentimenti e bisogni, consente anche di mettersi in sintonia con i sentimenti degli altri. Questa è la radice prima dell'empatia, cioè della capacità di comprendere gli altri nei loro sentimenti, punti di vista, interessi, preoccupazioni, mediante un ascolto attivo.

Insomma con il duro lavoro di voi giovani e le giuste opportunità messe a disposizione dai noi amministratori pubblici, possiamo creare delle nuove generazioni capaci di realizzarsi nel mondo dello spettacolo come nella vita, divenendo donne belle ed intelligenti. In bocca a lupo a tutte le partecipanti.

 

Gianni Giacomini

Ultimo aggiornamento Sabato 19 Giugno 2010 14:38
 

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